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Il territorio comunale di Carovigno è ricoperto per il 61% della sua estensione da colture arboree, per il 23% da colture erbacee, per l'1% da vigneti, per il 10% da superfici artificiali e per la restante parte (pari al 4%) da habitat naturali. Questi ultimi sono principalmente distribuiti lungo il litorale, mentre le colture arboree, in massima parte oliveti e consociazioni di olivo e mandorlo, dominano il paesaggio dell'entroterra (Carta dell'uso del suolo. SIT Regione Puglia, 2006).

La coltivazione dell'olivo è una pratica antica, di elevato valore economico e culturale, e la cui importanza ecologica, con particolare riferimento agli oliveti secolari, viene sempre più acclamata (CALABRESE et al. 2012; PERRINO et al. 2014).
Nonostante ciò, occorre considerare che l'espansione delle superfici dedicate alla coltivazione dell'olivo è un fenomeno che si è protratto sino ai nostri giorni e che è accaduto sottraendo superfici ad habitat naturali. Ad esempio, nella zona di Torre Guaceto, nel Secondo Dopoguerra, circa 230 ettari di boschi ed aree a pascolo naturale furono sostituiti da colture erbacee e nuovi impianti di oliveti (BECCARISI et al. 2004). L'erosione di boschi e pascoli è proceduta sino a quasi la loro estinzione negli ultimi decenni, ed è imputabile alla perdita dell'importanza economica di questi habitat naturali, essendo andati in crisi l'allevamento tradizionale e la produzione locale di legname. Quindi, l'odierno paesaggio di Carovigno, mantenendo viva la pratica dell'olivicoltura, ma non conservando quasi più i boschi originari e le aree a pascolo, manifesta solo una parte dei suoi connotati storici. L'entroterra è sostanzialmente un paesaggio omogeneo, in cui le poche e piccole aree residue di habitat naturali, come boschetti di leccio (Quercus ilex) o di quercia virgiliana (Quercus virgiliana) (fig. 2.31), aree di macchia mediterranea e prati (fig. 2.32) contribuiscono significativamente alla biodiversità locale e possono sostenere servizi ecosistemici importanti, come la connettività ecologica e la conservazione dei suoli. Non va trascurata, comunque, l'importanza ecologica dei muretti a secco, realizzati in pietra locale, che, delimitando gli appezzamenti, si articolano in una rete estesa su tutto il territorio; essi possono costituire rifugio per numerose specie spontanee animali e vegetali (fig. 2.33).
Presso la costa, la coltura dell'olivo è vicariata da quella del fico, anch'essa antica, ma oggi non altrettanto florida. Nella piana a nord della strada statale litoranea, sono presenti ancora vecchi ficheti (fig. 2.34), tra i più estesi della Puglia, che contribuivano a fare della provincia di Brindisi la terra di maggiore produzione di fichi secchi (MINONNE et al. 2011). Sono frequenti, nello stesso contesto, vecchi esemplari di carrubo (Ceratonia siliqua) (fig. 2.35), una specie i cui frutti un tempo venivano utilizzati per gli scopi umani.

Come già osservato in precedenza, gli habitat naturali si concentrano presso la costa. Questa è frastagliata e costituita da tratti rocciosi alternati a tratti sabbiosi, per lo più coincidenti con le numerose insenature. Il sistema di dune più esteso ricade nella Riserva Naturale di Torre Guaceto; essa rappresenta la più rilevante manifestazione naturale di Carovigno. La descrizione seguente si svolge attraverso un percorso costiero che inizia dal limite occidentale del territorio di Carovigno e che attraversa le aree di maggiore interesse naturalistico, quali Lamaforca, Torre Santa Sabina, Pantanagianni ed in ultimo Torre Guaceto.

Lamaforca è una località costiera posizionata sul limite occidentale dell'area comunale, al confine con Ostuni. Il nome deriva dall'omonima lama (incisione carsica) (fig. 2.36) che, partendo da una distanza di un chilometro dalla linea di costa, si approfondisce nelle rocce calcarenitiche di qualche metro e, con un andamento un po' tortuoso, giunge a connettersi con la costa. Questa è prevalentemente di tipo roccioso, ma in posizione arretrata sono presenti anche depositi sabbiosi. La scogliera è colonizzata da specie vegetali tipicamente rupicole ed alofile, come il finocchio marino (Crithmum maritimum) (fig. 2.37), la silene rigonfia (Silene vulgaris subsp. tenoreana) (fig. 2.38), il limonio virgato (Limonium virgatum) ed il limonio pugliese (Limonium apulum) (fig. 2.39); quest'ultima è una specie endemica della costa pugliese compresa tra il Gargano ed Otranto (BECCARISI et al. 2004). Sul substrato sabbioso sono presenti una gariga (formazione arbustiva di bassa taglia) a timo arbustivo (Thymus capitatus) ed una macchia con ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa) (fig. 2.40). Questi due tipi di habitat si ripetono lungo tutto il litorale di Carovigno nei luoghi in cui sono presenti depositi sabbiosi consolidati e sulla sommità delle dune. La gariga a timo arbustivo si spinge anche nell'entroterra, sui substrati calcarenitici con pochissimo suolo, e costituisce una stretta fascia di vegetazione sul ciglio della lama. In questi habitat il pino d'Aleppo (Pinus halepensis) è una specie comune; occorre tuttavia considerare che, pur essendo un'entità mediterranea, essa non è originaria di questi luoghi (MARCHIORI et al. 2004), dove è invece stata introdotta attraverso interventi di riforestazione effettuati intorno alla metà del secolo scorso.

Verso est, a circa 2 chilometri da Lamaforca, c'è Torre Santa Sabina. Qui è presente un'altra lama, più ampia e un poco più profonda della precedente. Le sue pareti sono colonizzate da piante di cappero (Capparis spinosa) (fig. 2.41) e da altre specie come lo scuderi comune (Phagnalon rupestre subsp. annoticum) e la scrofularia pugliese (Scrophularia lucida). La gariga a timo arbustivo cinge la lama lungo il suo perimetro, sin sulla costa, dove è presente un sistema di dune fossili, colonizzato anche dalla piantaggine biancastra (Plantago albicans) (fig. 2.42, fig. 2.43). Nello spazio retrodunale si estende un'area umida (fig. 2.44) con uno specchio d'acqua pressocché salata, un canneto ed un giuncheto. Sul suolo sabbioso umido si incontrano specie come l'equiseto ramosissimo (Equisetum ramosissimum) (fig. 2.45) e la piantaggine a foglie grasse (Plantago crassifolia). Complessivamente il mosaico di habitat naturali della lama di Torre Santa Sabina è molto interessante, anche se piuttosto degradato a causa dell'elevata pressione antropica e dall'incalzante espansione dell'insediamento abitativo.

La costa ad est di Torre Santa Sabina è prevalentemente di tipo roccioso, in alcuni tratti costituita da piattaforme semi-sommerse ricche di vaschette di erosione e prive di vegetazione (fig. 2.46). Dove presente, il cordone dunale si eleva di poco sul livello del mare ed è colonizzato da comunità erbacee costituite da specie come il ravastrello marino (Cakile maritima) e le gramigne delle spiagge (Sporobolus virginicus e Elymus farctus) (fig. 2.47). Tra il Residence Paradise e la costa, è incastonata un'area umida (fig. 2.48) che si estende per quasi 2 ettari, in cui si sviluppano un canneto a cannuccia di palude (Phragmites australis) e giuncheti, ed in cui è presente uno specchio d'acqua salmastra che accoglie numerose specie animali, tra cui la testuggine palustre europea (Emys orbicularis) (fig. 2.49).

Verso est, a circa un chilometro da Torre Santa Sabina, c'è Punta Pantanagianni (o Pantenecianni). Qui si sviluppano una duna ed un'area umida. La superficie dell'intero sistema si aggira intorno ai 10 ettari, ed appare molto interessante per l'elevata biodiversità. La duna (fig. 2.50) è colonizzata da un mosaico di macchia a ginepri, gariga a timo arbustivo, e comunità erbacee di diverso tipo, tra cui un prato a piantaggine biancastra (Plantago albicans). L'area umida è costituita da due specchi d'acqua (fig. 2.51), nonché canneti, giuncheti e salicornieti (fig. 2.52), ricchi di specie come, ad esempio, la lisca marittima (Bolboschoenus maritimus), il giunco pungente (Juncus acutus), la salicornia annuale (Salicornia patula), il limonio comune (Limonium narbonense), il ginestrino comune (Lotus corniculatus subsp. preslii) (fig. 2.53). I brevi tratti di costa rocciosa presenti sono soggetti ad un intenso processo di erosione operato dal moto ondoso (fig. 2.54).

Nei siti descritti sino a questo punto, tutti gli habitat naturali presenti manifestano i segni di un precario stato di conservazione. L'espansione dell'insediamento abitativo, la pulizia delle spiagge con i mezzi meccanici, lo spianamento delle dune, l'immissione di rifiuti nelle aree umide, i movimenti di terreno, il transito delle automobili sui suoli erodibili, gli incendi incontrollati sono alcune delle gravi minacce che inficiano la conservazione di tali scampoli di natura, che necessiterebbero di essere opportunamente gestiti. Tuttavia c'è una porzione di territorio in cui la gestione della natura è un'istituzione ed è esercitata con successo: si tratta della Riserva Naturale di Torre Guaceto.

 

L. Beccarisi

 

  • Le aree d’interesse naturalistico (L. B.)
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