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IMP. CAESAR / DIVI. NERVA. TRAIANUS / AUG. GERM. DACIC / PONT. MAX. TR. POT / XIII. IMP VI COS V / P P / VIAM A BENEVENTO / BRUNDISIUM PECUN / SUA FECIT (Ashby, Gadner, 1916).

Con il termine Mansio Speluncas è indicata la "stazione di pernottamento" carovignese della via Trayana, in prossimità della località marina di Torre Santa Sabina (STOPANI 1992).
Nota anche come via Egnazia oppure Appia-Traiana, la Regina Viarum, deviazione della via Appia, (costruita nel 312 a.C. sotto il censore Appio Claudio), fu realizzata negli anni 108-110 d.C. per volere dell'Imperatore Traiano, recuperando un preesistente tracciato protostorico-messapico locale (CASTAGNOLI 1956; FUSTIER 1958; COPPOLA 1977; RADKE 1981; UGGERI 1983). La via pubblica Traiana, selciata e manutenuta dallo Stato, agevolava il raggiungimento del porto brindisino da parte di truppe militari romane e garantiva le comunicazioni via posta (cursus publicus), da Benevento a Brindisi, lungo la dorsale adriatica. Di questa efficiente "superstrada" dell'antichità si conservano ancora oggi i resti architettonici monumentali. Ponti, tagliate, viadotti, riempimenti e sopraelevazioni, edificati con dovizia di dettaglio e grande maestria tecnica, consentivano il collegamento di Roma al porto di Brindisi in soli 13-14 giorni di viaggio (STOPANI 1992).

L’eccellente tecnica edilizia impiegata nella costruzione della via Traiana, tipica delle architetture civili del II sec. d.C., e la combinazione favorevole di fattori ambientali, umani, storici e culturali, hanno garantito "la longue durée di questo tracciato viario" (STOPANI 1992). Se da un lato quest'ultimo collegava via terra i principali centri urbani, garantiva al contempo la presenza di "nodi d'interscambio veicolare" ante litteram fra il percorso di terra e la mobilità su barca, attraverso i porti adriatici delle cittadine pugliesi (fig. 3.3).

Negli antichi itinerari questa strada non viene mai espressamente chiamata 'via Traiana', ma sono richiamate le relative mutationes (tappe necessarie al cambio dei cavalli), le mansiones (stazioni di pernottamento), le stationes (aree di sosta) dette anche tabernae (taverne) (STOPANI 1992; MILLER 1916; TOBLER 1877; PRATILLI 1975). Queste antiche stazioni di servizio erano localizzate ogni 10-12 miglia di distanza, equivalenti agli attuali 14-17 km.
Nella toponomastica attuale il termine Taberna ricorre frequentemente per appellare le strutture masserizie sorte lungo l'antico tracciato viario; come, ad esempio, per il 'Posto Tavernese' e la 'Masseria Taverna' in agro fasanese; la masseria 'Le Taverne', detta anche 'Taverna Grande', in agro di Ostuni; l'omonima masseria 'Casello. Taverna Nuova', a sud di Torre Santa Sabina, probabilmente in prossimità della 'stazione' Speluncae, prima citata (fig. 3.4) (STOPANI 1992).

La via Traiana presentava una doppia carreggiata, larga 13 piedi romani (circa 385 cm), per consentire il transito contemporaneo dei carri nei due sensi di marcia. In area urbana la strada era sempre lastricata con chianche di spessore notevole, adagiate su massicciate in pietrame battuto, visibile lungo il tratto stradale in via Capitolo, alla periferia di Monopoli, e rilevabile nell’antico centro abitato di Egnazia.
In area extraurbana le carraie erano sterrate, con selce ben costipata posta di piatto, e affiancate da marciapiedi sopraelevati, ampi dai 3 ai 5 piedi romani (100-150 cm), realizzati in terra battuta e contenuti entro cordoli in pietra. Cippi lapidei, posti ai margini della carreggiata, fungevano da cartellonistica informativa delle distanze da Benevento, città dalla quale l'antica via Appia si biforcava, deviando dall'originario tracciato repubblicano.
Nell'Età tardo antica la strada, soggetta a sporadici interventi di manutenzione ordinaria, era affiancata da torri di difesa delle stazioni di posta, lì dove erano concentrate anche le derrate alimentari da imbarcare.
Caduto l'Impero Romano, il tracciato principale della via Traiana viene mantenuto, anche se esso è affiancato da tracciati secondari, alternativi, meno rettilinei ma più sicuri. Soprattutto in Età Medievale la via Appio-Traiana vive una fase di rinnovata fortuna, divenendo la principale strada percorsa da mercanti, pellegrini e cavalieri, diretti in Terrasanta alla riconquista del Santissimo Sepolcro di Gerusalemme.

La vivace e continuativa frequentazione del percorso ha fatto di questa direttrice viaria la principale e, in verità, l’unica corsia di scambio commerciale e culturale fra il Nord e il Sud dell’Europa, alimentando i processi di melting-pot sociale lungo il versante adriatico, in territorio idruntino (la Terra d'Otranto).
Anche per tale motivo, la via Traiana viene considerata l’equivalente meridionale della via Francigena del Sud, meglio definita al plurale come 'le vie Francigene del Sud', in considerazione delle plurime deviazioni che tale asse viario ha assunto nei secoli, in relazione alle esigenze storico-politiche e sociali.

Il percorso della via Traiana nel tratto finale da Ostuni a Brindisi è stato molto indagato dal punto di vista storico e archeologico (COPPOLA 1978). Si descrive nel seguito il suo andamento.
Lasciata Egnazia (PEPE 1891, COPPOLA e CINQUEPALMI 1998; COCCHIARO 1994; ANDREASSI 1982), il percorso litoraneo della via Traiana incontrava la Mutatio ad decimum, coincidente molto probabilmente con la Masseria 'Le Taverne' in Ostuni oppure con la vicina stazione di Torre San Leonardo, nell'attuale località marina il Pilone, e la Mansio Speluncas (Torre Santa Sabina, Marina di Carovigno), da dove "con un'ultima tappa di 16 miglia, raggiungeva il porto di Brindisi" (STOPANI 1992; UGGERI 1983). Questo tracciato costiero è del tutto alternativo a quello descritto da Strabone (I. sec. a.C.) nel libro VI , 3, 7 del suo Geographia, un percorso interno, che probabilmente ricalca un preesistente tracciato messapico, da Egnazia verso Ceglie Messapica, per poi raggiungere Brindisi. Il tracciato della via Traiana da Fasano a Torre Guaceto, attraversando l'agro di Carovigno, intercetta interessantissime emergenze architettoniche e monumentali degne di nota (fig. 3.5).

Nella toponomastica attuale la via Appia corre parallela alle località fasanesi di Fiume Grande e Fiume Piccolo; raggiunge la località Posto di Tavernese, poi incontra Fiume Morelli; da lì riparte la strada chiamata tuttora 'via del Procaccio', in agro di Ostuni, che in prossimità di Lamacavallo si allontana dalla costa per raggiungere la masseria Le Taverne.
Qui la strada costiera si ricongiunge con quella più interna, individuata come 'antico tracciato viario', proveniente dalla masseria Ottava Grande - dolmen di Montalbano - località Fontevecchia. Il percorso oggi ospita una comoda pista ciclabile.
Spostandoci verso sud, il tracciato ufficiale e segnalato della via Traiana interseca quello della strada provinciale 20, che collega Ostuni a Villanova e prosegue il suo percorso ruotando verso la costa, in prossimità della Masseria Refrigerio. Da qui il percorso viario prosegue dritto fino all'attuale viale d'ingresso alla Valtur. Il tratto carovignese prossimo alla ss. 379 interseca la stessa in prossimità della masseria Monacella, detta Caposenno piccolo. Prosegue fino al Casello la Taverna Nuova, mediante un piccolo tratturo sterrato, in parte privatizzato e, da qui, conduce alla località di Punta Penna Grossa e all’area umida di Torre Guaceto, che raggira. Il De Giorgi la chiama 'Carrera' (DE GIORGI 1882).

Al confine fra agro carovignese e brindisino, le fonti bibliografiche ufficiali raccontano di una strada che supera il viadotto di Apani, lungo in origine 142 m e in parte ancora esistente, in opus reticulatum, per inoltrarsi nella città di Brindisi (UGGERI 1983).
Osservando il tracciato viario descritto ci si accorge che la via Traiana, così come indicata nelle cartografie storiche Ottocentesche della Terra d'Otranto, ha rappresentato, per oltre duemila anni di storia, l'unico asse stradale di comunicazione del territorio a nord della costa brindisina, fino all'avvento della strada statale 379.
Il cantiere di questa moderna superstrada (anni Settanta e Ottanta del XX secolo) ha purtroppo in buona parte compromesso, cancellato o nascosto l'antico tracciato viario imperiale (fig. 3.6a, fig. 3.6b).


  • La via Traiana
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