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Tutti i riti religiosi della città ruotano intorno alla figura mariana: le festività della Madonna del Belvedere a Pasqua, della Madonna ascesa al cielo nelle giornate del 14 e 15 agosto, della Madonna dell'uragano il 17 agosto.

La festa più importante è quella che ha trasformato Carovigno nella città della ‘nzegna, ovvero della battitura della bandiera (l'insegna). Questa Festa cade in primavera, nelle giornate del lunedì, martedì e sabato successive alla domenica di Pasqua ed è legata ad un'antica leggenda, probabile retaggio dei riti della Pasqua Bizantina (fig. 3.31).
Governata Carovigno dal Conte normanno Goffredo III di Montescaglioso (sec. XII), il Signore paralitico, sognò l'effige della Madonna di Belvedere di Carovigno e si recò in loco con tutta la sua servitù, per cercarla. Durante la sua visita in Carovigno, un pastore segnalò con il lancio di un fazzoletto in aria che la propria giovenca era caduta in un fosso, prossimo all'attuale grotta di Belvedere, ed ospitante l'immagine mariana, di fronte alla quale la bestia era genuflessa. Udita tale notizia e messa in salvo la bestiola, il malato si fece calare nella grotta per venerare l'immagine sacra. La leggenda narra che alla vista dell'affresco di Maria Odeghitria il paralitico guarì e che per la gioia un suo servo festeggiò l'evento con il lancio in aria di un fazzoletto colorato. Il Signore guarito acquistò la giovenca dal pastore e la regalò ai cittadini di Carovigno, che festeggiarono con un lauto pranzetto.

Questa leggenda, tramandata oralmente da circa nove secoli, e di cui si hanno riferimenti certi anche nei documenti dell'archivio parrocchiale della Madonna del Belvedere, viene annualmente ricordata mediante la festa della "battitura della 'nzegna", a cui fa seguito l'agape popolare, detta 'di li mancia mancia', per ricordare l'evento storico (FILOMENA 2006; CAVALLO 1910; ANDRIANI 1889).
La tradizione della 'Nzegna vuole che i componenti della famiglia 'Carlucci', di generazione in generazione, si duellino in piazza, a mezzogiorno, nelle giornate di lunedì e martedì successive alla Pasqua, nel centro storico della città, accompagnati da una melodia d'antica origine, eseguita con 'piffero, tamburello, gran cassa e tamburo rullante'. Il lancio del vessillo avviene anche il sabato successivo, nel piazzale antistante il Santuario mariano di Belvedere. La bandiera (fig. 3.32) riporta disegni triangolari variopinti, simbolo della purezza e santità di Maria Vergine, secondo un'antica consuetudine bizantina. La sua forma è quadrata.
La bandiera viene fatta ruotare intorno alla vita, le gambe, il collo e le dita, a suon di musica. Vince colui che non le fa toccare il terreno. L'eventuale caduta del vessillo rappresenta per il popolo un segno infausto, presagio di cattive notizie.
Le altre feste mariane cadono nelle giornate del 14 e 15 agosto, allorquando il Santuario diviene meta di pellegrinaggio notturno, del 17 agosto, per ricordare lo scampato pericolo dell'uragano del 1841. Da qualche tempo, una lunga processione si snoda di sera dalle vie del centro urbano al Santuario della Madonna del Belvedere, ogni 13 del mese, per rendere omaggio a Maria Oldegitria, che “indica la giusta via”.
La bandiera è divenuta nei secoli il secondo simbolo della città, unitamente al delfino. La battitura della ‘Nzegna si è al contempo trasformata in attività ludica e lavorativa per tanti giovani che, cimentandosi nel lancio della bandiera, partecipano a gare nazionali e internazionali, riscuotendo onori e successo.


  • I riti religiosi della tradizione locale
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