Questo portale non gestisce cookie di profilazione, ma utilizza cookie tecnici per autenticazioni, navigazione ed altre funzioni.
Navigando, si accetta di ricevere cookie sul proprio dispositivo.

Loading...

Se la via Traiana (II sec. d.C.) è stata realizzata per soddisfare esigenze di natura politico-militare, sociale ed economica, mille anni dopo le vie Francigene del Sud hanno assunto l'importantissimo ruolo di Vie europee della Fede.
In questo contesto storico-culturale (secoli X-XVI), le Puglie vengono interessate dall'originale fenomeno dei pellegrinaggi religiosi. I fedeli, provenienti a piedi da tutte le parti dell'Europa continentale e occidentale, dopo essersi recati in Roma, a pregare sulla tomba dell'Apostolo Pietro, proseguono il cammino verso Sud e visitano i principali luoghi di culto pugliesi (in particolare il santuario micaelico nel foggiano), per poi raggiungere i porti di Egnazia o Brindisi e da lì Gerusalemme.
Questi cammini rappresentano oggi l'asse portante di riferimento per lo studio della storia di Puglia e delle sue radici culturali. Tale orientamento, in linea con quello proposto dalla Comunità Europea, ispira la nascita di una rinnovata economia, fondata sulla riscoperta dei caratteri culturali autoctoni e votata verso un turismo ecologico, anche di natura religiosa.

Nell’estate del 2013 la Regione Puglia ha proposto la definizione del tracciato regionale della via Francigena del Sud, sulla base dell'istruttoria espletata da parte dei servizi competenti, per il tramite dell'Assessorato al Mediterraneo, Cultura, Turismo (prof.ssa Silvia Godelli), di concerto con l'Assessorato alla Qualità e all'Assetto del Territorio (prof.ssa Angela Barbanente). Si è definito l'andamento ufficiale con sistema GPS, senza escludere però possibili percorsi alternativi. Per il litorale brindisino, il percorso stradale collega Monopoli a Torre Canne, a Torre Santa Sabina e a Brindisi. (Delibera di Giunta Regionale Puglia, 1/VII/2013, n. 1174 “Approvazione del tracciato del percorso pugliese delle 'Vie Francigene'”).

La validazione regionale del tracciato ufficiale, all'interno del programma "Itinerari Culturali Europei”, promosso dal Consiglio d'Europa e curato dall'Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, potrà consentire nel futuro l'esplicito riconoscimento dei valori storico-culturali rispetto ai quali individuare le necessarie forme di tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale, anche mediante interventi di messa in sicurezza dei percorsi, al servizio della promozione turistica ad essi correlata.
Il tracciato pugliese della Via Francigena, così individuato, non esaurisce la rete dei cammini della spiritualità presenti in Puglia. Ai fini turistico-culturali esso viene integrato da altri percorsi, quali principalmente quello “Micaelico” verso Monte Sant'Angelo e quelli interni, lungo le dorsali di crinale o a ridosso dei santuari in grotta (fig. 3.7).

Anche Il territorio di Carovigno viene intersecato dal tracciato ufficiale della via Francigena del Sud, coincidente con il percorso della via Traiana. Altri itinerari, paralleli al primo, sono di matrice protostorica o medievale e meritano di essere considerati itinerari di pellegrinaggio e di Fede, in quanto ricuciono, lungo il proprio tragitto, antichi luoghi di culto.
L'individuazione e la conoscenza di queste vie “parallele” di pellegrinaggio sta garantendo l'avvio, in sede locale, di azioni di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale lungo i tracciati stessi. La tutela di questi tracciati avviene in primo luogo attraverso la presa di coscienza del valore storico-culturale di cui questi assi viari antichi si fanno portavoce. In seguito, attraverso la programmazione di compatibili attività di gestione, valorizzazione e fruizione del paesaggio.
Si pensi, ad esempio, alle molteplici attività che nel corso degli anni 2013-2014 hanno interessato il territorio carbinate, di natura economica e culturale volte alla diffusione e alla conoscenza dei prodotti del mare e della terra, presso il centro di ricerca di Torre Guaceto; la contestuale progettazione della 'via della Natura nella Riserva'; la messa a punto di un denso calendario di attività, volte all'approfondimento di tematiche storico-letterario-teatrali, tecnico-scientifiche, tutte connesse con il mondo della produzione culturale locale (fig. 3.8).

Le vie di pellegrinaggio interessano trasversalmente tutto il territorio carovignese, collegando su scala regionale gli antichi luoghi di culto, in grotta o a ridosso delle lame, sicuri ripari naturali e luoghi suggestivi idonei per la preghiera.
I luoghi della Fede, la cui toponomastica rende bene l'idea della suggestione dei panorami naturali che da qui si godono (Lamasanta, Belvedere, Mezzaluna, Torre Guaceto), hanno dimostrato nei secoli come sia possibile coniugare le esigenze dettate dalla convivenza fra natura e artificio, fra rito religioso e uso del suolo, fra caratteristiche geologiche del sottosuolo e utilizzo delle sue risorse; non da ultimo, fra esigenze di culto bizantino e proprie della Chiesa d'Oriente, rispetto quelle altrettanto specifiche latine, care alla Chiesa d'Occidente.
Quest'ultima osservazione merita un maggiore approfondimento.
A cavallo fra XI e XII secolo, il territorio di Carovigno occupa una posizione geografica estremamente delicata, essendo terra di confine fra l'Impero prima longobardo e poi normanno a nord (area sud-barese) e l’Impero d'Oriente con Bisanzio a sud (area carbinate-brindisina).
Proprio nel nostro territorio, sul tracciato di crinale della via Francigena del Sud (l'attuale strada provinciale 33), sorge ed è attivo già in Età basso medioevale (1160; in una pergamena dell'A.V.O.) un luogo di culto bizantino in grotta. Si tratta del sito noto come Santuario della Madonna del Belvedere, già dedicato a Sant’Angelo in luco, poi a Santa Maria in lucola (fig. 3.9a, fig. 3.9b). In questo contesto architettonico ipogeo si assiste ad una progressiva e felice convivenza di riti sacri bizantini, progressivamente soppiantati da quelli della Chiesa latina, che prende il sopravvento dopo il XVI secolo.
Si tratta di un Santuario Mariano di lunga frequentazione, insolitamente ubicato in grotta, alloggiato all'interno degli anfratti carsici naturali delle ultime propaggini della Murgia meridionale. Esso è confrontabile con i Santuari della Madonna della Nova e di Santa Maria d'Agnano, in agro di Ostuni. Ma quest'ultimo manifesta differenti caratteri storici e formali, trattandosi di una complessa realtà architettonico-archeologica, luogo di culto e di sepoltura, stratificato nel tempo e di origine antichissima (COPPOLA 1983 e 2012).

Dalla lettura storico-urbanistica dei tracciati storici ci si accorge che gli itinerari religiosi corrono paralleli da nord verso sud, intersecando l'asse viario che collega il centro abitato di Carovigno alla marina (strada provinciale 34). La via Traiana è posta sottocosta e ricuce lungo il suo asse le cripte di Lamasanta, Santa Lucia, Santa Sabina, Torre Guaceto, Brindisi; le “vie Francigene del Sud” si dispongono parallele alla prima, lungo la linea di crinale nell'entroterra, collegando i Santuari in cripta della Selva ostunese di San Biagio, Sant'Oronzo, Santa Maria D'Agnano, Madonna della Nova, Belvedere, San Nicola presso Serranova e San Biagio in agro brindisino (fig. 3.10afig. 3.10bfig. 3.10cfig. 3.10d), la Basilica di Santa Maria del Casale (fig. 3.11a, fig. 3.11b).
Si osservi come questi due itinerari sono diretti al porto di Brindisi e collegano episodi architettonici assimilabili per tipologia insediativa (in grotta, a carattere ipogeo, oppure a ridosso della rupe, con annessi cenobi), scelta formale (aula unica, talvolta con tracce d'iconostasi) e decorativa (organismi architettonici affrescati su rupe). Contestualmente le architetture dell'agro dialogano con gli edifici religiosi intra moenia, a cui rimandiamo, quali: la chiesa di San Jacopo de Compostela (XIV-XV secolo), abbarbicata sulle mura urbane orientali di Ostuni (fig. 3.12); le primitive chiese intra moenia di Sant'Angelo (XIV secolo) (fig. 3.13) e di San Nicola Abate (XIV secolo), nel cuore del rione 'Terra' in Carovigno (fig. 3.14, fig. 3.15) e la gerosolimitana chiesa del San Giovanni al Sepolcro in Brindisi (XIV-XV secolo) (fig. 3.16, fig. 3.17, fig. 3.18).
Pur rimandando a testi specifici per lo studio di queste architetture religiose, è doveroso sottolineare come con esse sia qui maturata una vera e propria koinè culturale, già indagata da Nino Lavermicocca (LAVERMICOCCA 2001) e portavoce con le sue opere di arte e di natura di un prezioso messaggio di Fede e di Pace.

In Età Moderna i pellegrinaggi europei lasciano posto a quelli più circostanziati, svolti all'interno delle mura urbane o in stretto rapporto con le strutture e le organizzazioni religiose locali. Animatori dei nuovi riti di pellegrinaggio sono adesso le potenti Confraternite, che sorgono in Carovigno a cavallo fra la fine del Seicento e la prima metà dell'Ottocento: le confraternite del Rosario (fine Seicento), dell'Immacolata Concezione (1723) e del Carmine (1830), (FILOMENA 1987).
Lungo la strada sterrata che dal cuore della città conduce al Santuario di Belvedere, alla fine dell'Ottocento viene edificata una sobria ed elegante via Crucis, realizzata in pietra locale e policroma, tuttora esistente, anche se parzialmente affogata dal manto di asfalto stradale e fagocitata dalla selvaggia espansione urbana del Novecento (fig. 3.19).

La significativa presenza di edifici di culto, costruiti per il piccolo centro abitato di Carovigno e per 'agro della sua marina e della selva, a cavallo fra il XII e XVI secolo, è giustificata dall'esistenza di tracciati viari di antica frequentazione (vie Traiana e Francigena), che ha influito sullo sviluppo urbanistico della città e del disegno del paesaggio agrario locale. Questa riflessione invoglia ad un riesame, in sede propriamente scientifica, della effettiva ufficialità del percorso francigeno, non sempre e non necessariamente coincidente, in età basso medievale e moderna, con la via Traiana.
Quest'ultima, infatti, lambisce la costa lungo il suo tragitto da Monopoli a Carovigno, in aree paludose come quelle di Lido Morelli (fig. 3.20), di Torre Guaceto (fig. 3.21) e di Apani (fig. 3.22), superando, ove necessario, i notevoli salti di quota delle profonde lame.
Le vie di crinale, oggi corrispondenti a via Specchia in direzione Ostuni e alla provinciale 33, muovendoci verso Serranova, garantiscono un livello di sicurezza maggiore, sia dal punto di vista sanitario che della incolumità di persone e merci ivi transitanti, essendo in quota (circa 110-120 m s.l.m.).

Attualmente la via di Belvedere rappresenta per Carovigno il più importante percorso di breve pellegrinaggio locale, che si svolge ogni lunedì e martedì successivo alla Pasqua, dal centro abitato verso il Santuario cittadino (dichiarato tale nel 1979 dall'Arcivescovo Todisco), per rendere omaggio all'effige mariana.
Il Santuario in grotta, intitolato in origine a Sant'Angelo de Luco, risulta frequentato già in età basso medievale e s'inserisce nella tradizione della costruzione di santuari micaelici. Gli affreschi più antichi rappresentano San Nicola e tre differenti Madonne Odigitrie (secoli XIV-XVI) (fig. 3.23).
Il complesso monumentale si compone di tre organismi architettonici sovrapposti e diversamente orientati: la cripta inferiore (fig. 3.24), ricavata in grotta e ospitante l'affresco votivo della Madonna di Belvedere e la cripta superiore, in asse con la prima ma posta a quota altimetrica minore (secoli XIII-XIV) (fig. 3.25); l'aula liturgica a livello del piazzale (XVI secolo) (fig. 3.26).
Quest'ultima a navata unica, viene realizzata nei primi anni del Cinquecento e si compone di due campate a pianta quadrata, coperte con sistema voltato a stella e impreziosite da un pavimento maiolicato (fig. 3.27). Il monumento ospita una statua in pietra di pregevole fattura quattrocentesca, dedicata alla Madonna di Finibus Terrae (FILOMENA 1938; DE GIORGI 1882; QUILICI GIGLI 1975) (fig. 3.28).

La sintassi compositiva degli organismi architettonici fuori terra risale ai primi anni del Cinquecento; lo stesso dicasi per le soluzioni artistiche che connotano l'altare della grotta inferiore (fig. 3.29). L'edicola del 1501, composta da basamento, mensa e baldacchino in pietra, sorretto da quattro colonne circolari, è opera commissionata da Pirro de Loffreda a Giovanni Lombardo di Ostuni (sull'architrave è riportato: "Hoc opus cum ecclesia fe. eccellens dominus Pirrus de Loffreda de Neapoli sub dominio eccellentis domini Joannis Gasparis de Loffreda eius nepotum dominus tere carovineti per Joane Lombardo de Hostuno anno domini 1501). A cavallo fra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, Lombardo è attivo anche nel cantiere della Cattedrale di Ostuni (AURISICCHIO 2006). Ciò giustificherebbe i rimandi e le analogie formali che accomunano alcuni elementi decorativi in ambedue le fabbriche architettoniche. Durante i lavori di restauro della pittura parietale, compiuti nel 2004-2005 dalla restauratrice Paola Centurini, ivi si è scoperta la presenza di due affreschi sovrapposti, risalenti rispettivamente al XIV e al XVI secolo. Il primo è stato rimosso con la tecnica dello 'strappo' e musealizzato al fianco del più antico. I due affreschi sono oggi visibili (CENTURINI 2006).

Nei secoli XVI-XVIII il culto mariano s'intensifica in Carovigno. Lo testimoniano visibili tracce di graffiti ex voto, incisi dai pellegrini sulle superfici d'intradosso della cripta. Al 1728 risale il secondo altare, posizionato nella cripta più bassa, per volere del monaco carmelitano Giuseppe Maria Marraffo, cappellano di Belvedere.
La cappella manifesta un orientamento est-ovest, perpendicolare a quello della scalinata e della grotta (nord-sud). Un ampio piazzale antistante ospita le masse di fedeli, che quotidianamente si recano presso questo Santuario, aperto tutti i giorni dell'anno, da mattino a sera.
La toponomastica del sito, non a caso "Belvedere", descrive il panorama che si gode sostando nell'ampio sagrato, perimetrato da una elegante e modanata seduta in pietra.
L'attuale conformazione (fig. 3.30) è il risultato dei restauri compiuti alla fine del XIX secolo (casato dei Principi Dentice di Frasso, 1875) e in occasione del Giubileo del 2000, per volontà del parroco don Giovanni Di Latte e dell'Arcivescovo Rocco Talucci.

  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio
  • Carovigno, le vie Francigene del Sud e i percorsi di pellegrinaggio

In collaborazione con...


GAL Alto Salento.jpg