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Il territorio di Carovigno si estende per una superficie di 10.662 ettari e ospita una popolazione di circa 16.000 abitanti, abbracciando un'area dai caratteri eterogenei che si sviluppa dalle ultime propaggini della Murgia sud-orientale alla costa. Pendii terrazzati, ampie valli costiere e crinali ondulati, modellati dalla mano dell'uomo nel corso dei millenni, sono intersecati da 'lame', canali naturali scavati dal deflusso delle acque meteoriche, disegnate dalla natura con un andamento perpendicolare alla linea di costa. In tal modo il paesaggio carbinate manifesta un'ampia varietà di ambienti, che dà luogo ad un'alta concentrazione di differenti habitat naturali, contraddistinti da un elevato tasso di biodiversità (fig. 1.1).

L'entroterra collinare, chiamato anche 'selva', (quote mai superiori ai 155 metri s.l.m.) denuncia la presenza di colture di mandorleti e di ficheti, alternati a pascoli e a piccoli boschi di querce, fragni e sugheri. Il litorale ospita un'ampia piana, la 'marina', costellata da ulivi millenari e una linea di costa variegata, lungo la quale gli arenili sabbiosi lasciano il passo a scogliere basse, a calette e ad aree dunali, rivestite da ginepri e da macchia mediterranea (fig. 1.2).

Circa 80-60 milioni di anni fa i territori della Murgia meridionale del Salento erano composti da un arcipelago d'isolette immerse nelle acque marine poco profonde e dal clima caldo-tropicale. Le rocce carbonatiche emerse, a contatto con gli agenti atmosferici, hanno dato origine a specifici geositi, caratterizzati da doline (affossamenti naturali di forma pseudocircolare), lame, gravine (alvei torrentizi naturali), vore e grotte, capuvientu (pozzi naturali profondissimi e verticali); al contempo, le rocce hanno conservato traccia della flora e della fauna ivi ospitata, sotto forma di fossili. Passeggiando lungo i crinali della murgia carovignese è possibile imbattersi in fossili di 'rudiste', ad esempio, molluschi bivalvi estinti, organizzati in colonie e presenti nel nostro territorio in epoca Cretacica Superiore. La natura carsica del sottosuolo ha agevolato l'accumulo di acqua piovana all'interno di corridoi sotterranei impermeabilizzati, sviluppati a diverse quote altimetriche e diretti verso il mare. La terra che riveste il cappellone calcarenitico manifesta un colore rosso armeno, giustificato dall'alta concentrazione di ossidi di ferro e allumina, e deriva dalla frantumazione delle stesse rocce carbonatiche. (MASTRONUZZI 2014) (fig. 1.3).

Carovigno vanta antichi natali (COPPOLA 1978). I paesaggi agrari dell'entroterra (contrada Deserto) e marini-costieri, dunali e retrodunali adriatici (Torre Santa Sabina, Specchiolla, Pantanagianni, Punta Penna Grossa, Torre Guaceto), il centro storico di fondazione messapica, il suo borgo murato medievale, impreziosito dal castello normanno-svevo-angioino-aragonese, il borgo di Serranova, si fanno portavoce di una civiltà antichissima e nobile, costituendone memoria materiale e al contempo fonte di documentazione storica diretta (fig. 1.4).
Lungo le lame naturali, sono stati rilevati da tempo molteplici e interessanti insediamenti preistorici (COPPOLA 1978). Qui l'uomo preistorico ha trovato rifugio, lasciando tracce del proprio passaggio attraverso graffiti incisi sulla roccia, affreschi; oppure edificando cenobi, luoghi di culto e villaggi rupestri nell'entroterra (Madonna del Belvedere, Grotta di San Nicola) e marini (in località Torre Santa Sabina e Torre Guaceto).

A ridosso della linea di costa, quasi parallelamente ad essa, scorre la Regina Viarum, la via Appia-Traiana, di cui sono ancora ben visibili tratti di sezione stradale in battuto di terra, fiancheggiata da murature a secco di presumibile età medievale (UGGERI 1983, STOPANI 1992, COPPOLA, CINQUEPALMI 1998).

Più a nord, sempre parallela alla prima, in età medievale correva il tracciato alternativo e più sicuro, lungo la linea di crinale della dorsale delle ultime propaggini della bassa Murgia, la via Francigena del Sud, la via dei pellegrini provenienti dal nord Europa, passando per Roma e diretti in Terra Santa (COPPOLA 1977,  UGGERI 1983, STOPANI 1992, RESCIO 2013).

Lo spietramento del terreno, mediante la costruzione dei muretti a secco, quale limes di proprietà; l'invenzione della tecnica costruttiva del 'trullo', della 'casedda', della 'pajjara', del casolare, degli ortali realizzati a protezione di agrumeti, delle 'cisterne' in pietra a secco, delle 'fogge', dei canali artificiali dette 'mene', vere e proprie corsie preferenziali di smaltimento delle acque piovane, da monte a valle (fig. 1.5). Sono tutte opere d'arte e di natura. Esse hanno disegnato nel tempo il terriotorio, indirizzandone gli usi e garantendo la sopravvivenza di estese aree occupate da pascoli, al servizio dei complessi masserizzi.

Sin dalle epoche più remote gli abitanti di Carovigno hanno issato menhir, costruito specchie, paretoni, acquari e jazzi, strutture residenziali e produttive (le masserie); cappelle, chiese rupestri e luoghi di culto in grotta: tutte architetture nate in sintonia con i caratteri geomorfologici del territorio, lungo le antiche vie di pellegrinaggio europee che conducevano al Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Il paesaggio naturale carbinate ha subíto nel corso dei secoli notevoli trasformazioni, derivate dall'uso del territorio da parte degli abitanti. I boschi di querce, alla stessa stregua di quelli limitrofi di Ostuni, hanno lasciato posto progressivamente alle distese ulivetate marine della piana brindisina, ai vigneti e ai pascoli dell'entroterra, alla gariga e alla steppa mediterranea, per l'allevamento di ovini e bovini. La vegetazione boschiva è sopravvissuta esclusivamente in prossimità di aree di difficile accesso o incoltivabili, quali lame, gravine, mene e scogliere (fig. 1.6).

La mano dell'uomo ha modellato il paesaggio agricolo in funzione delle proprie esigenze colturali e di allevamento. Ha piantato nei latifondi pianeggianti i filari d'ulivo; nelle aree dell'entroterra ha frantumato l'unità fondiaria, per un'utenza e una gestione familiare. Ha coltivato 'i giardini' all'interno e a ridosso della cinta muraria di età messapica di Carovigno. Questa prassi ha interessato contemporaneamente gli orti periurbani delle limitrofe città di Ceglie Messapica, Cisternino, Locorotondo, Martina Franca e Ostuni. La carenza di corsi di acqua o di laghi in superficie ha costretto gli abitanti ad adottare un sapiente dosaggio dell'acqua piovana e di falda, a raccoglierla oculatamente in apposite pile lapidee (vasconi in pietra monolitica) e cisterne (dette fogge). I vincoli imposti dalla natura dei geositi locali hanno orientato l'uso del territorio e il consumo parsimonioso delle sue risorse, disegnando l'attuale paesaggio (fig. 1.7, fig. 1.8).

Questo territorio, ricco di testimonianze materiali, storiche e naturali degne di Conservazione e di trasmissione alle future generazioni, viene illustrato nelle pagine seguenti.

  • (Fig. 1.1) Paesaggio rurale, con aree adibite a pascolo, ulivi secolari, ultime propaggini della Murgia meridionale
  • (Fig. 1.2a) Macchia mediterranea
  • (Fig. 1.2b) Gariga a Timbra capitata
  • (Fig. 1.3) Terra color rosso armeno
  • (Fig. 1.4) Torre colombaia fondata su banco di roccia calcarea
  • (Fig. 1.5) ‘Mena’ seminaturale per il deflusso delle acque meteoriche
  • (Fig. 1.6) Scogli in località Santa Sabina, Carisciola
  • (Fig. 1.7) Canale Reale in territorio brindisino
  • (Fig. 1.8) Grotte carsiche naturali, impiegate come cripte votive in Età Medievale

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