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Il Parco comunale 'Salvatore Morelli' si sviluppa a ridosso delle mura urbane di età preclassica, lungo il perimetro settentrionale del centro storico medievale (rione Terra) e ai margini dell’espansione Otto-Novecentesca della città (fig. 4.4.1).
Sorto nella seconda decade del XX secolo, manifesta un'attuale estensione planimetrica irregolare ed è perimetrato da via Santa Sabina, via Aldo Moro e via della Rimembranza.

La superficie originaria di tredici ettari si è ridotta nel tempo agli attuali sette. In lieve pendenza, il terreno è caratterizzato da roccia affiorante, maggiormente presente in prossimità del Castello e a ridosso del centro storico.
In origine la vasta area a verde costituiva un unico grande parco di rappresentanza. A seguito della realizzazione dei plessi scolastici "A.M. Cavallo" e "F. Lanzillotti" è stata aperta la strada carrabile via Santa Sabina. Quest'ultima ha creato una cesura sull'asse Est-Ovest del parco, dividendolo in due zone, oggi note come Parco provinciale (a nord) e Parco Comunale "Salvatore Morelli" (a sud, in adiacenza all'organismo architettonico del maniero).
Il Parco comunale è recintato e viene aperto in orario diurno. Al contrario, il Parco provinciale è sempre aperto, accessibile e di proprietà rispettivamente comunale e provinciale. Sia il Parco provinciale che la Villa Comunale sono protetti da vincolo paesaggistico e ospitano al loro interno un'ampia area attrezzata per il gioco dei bambini e percorsi pedonali ampi e comodi, in leggera pendenza e immersi fra essenze profumate.

Il grande parco nasce come bene privato annesso al Castello Dentice di Frasso, a cavallo fra il 1906 al 1930. La contessa Elisabetta Schlippenbach e suo marito, il conte Alfredo Dentice di Frasso, desiderano impreziosire la propria dimora con un parco per il proprio svago, per la ricreazione degli ospiti, per passeggiate a cavallo o in carrozza; il progetto viene elaborato dal giardiniere di famiglia Francesco Ingrosso, leccese trasferitosi in Carovigno.
L’idea progettuale è chiara e risponde ai desideri dei committenti: un parco 'sperimentale', disegnato alla maniera 'italiana', che rievochi, similmente, i giochi di simmetria e di proporzione propri delle sontuose dimore europee di Versailles, Miramare, Caserta, Schönbrunn (fig. 4.4.2). Strutturato come appendice integrante il castello, per il tramite di percorsi pedonali, distribuiti secondo un disegno tuttora leggibile dall'alto, il parco era collegato direttamente al castello, per mezzo di un passaggio sotterraneo, oggi murato, in asse con la torre a 'mandorla' (fig. 4.4.3).

Nella zona a monte Ingrosso organizza un orto botanico sperimentale, in cui si eseguono innesti e prove botaniche su piante ornamentali ad alto e a basso fusto, su alberi da frutto autoctoni; ottimi risultati produttivi si raggiungono nella coltivazione di una particolare varietà di ciliegia e di carciofo gigante, poi pubblicizzato mediante apposite cartoline dell'epoca.
Ma il parco rincorre anche le mode della contemporaneità; per i committenti deve apparire anche come esperienza progettuale Novecentesca. Pertanto, ai margini del viale principale viene progettato un campo da tennis di dimensioni regolari, per consentire alla Principessina Maria di allenarsi in questo sport. Oggi questa piazza è divenuta il luogo privilegiato degli sbandieratori per esercitarsi nel lancio del vessillo.

La dimora storica e il suo parco sono frequentati da personaggi illustri, come Guglielmo Marconi, al quale la principessa Elisabetta intitolerà il viale principale; lo stesso re d'Italia Umberto di Savoia e la Regina Maria sono ospitati dalla famiglia Dentice presso il castello di Carovigno.

Il Parco sorge su un terreno caratterizzato dalla diffusa presenza di macchia mediterranea e ulivi secolari, essenze tuttora superstiti. Il progetto sfrutta il naturale pendio orografico, per creare spettacolari prospettive panoramiche. La stessa superficie muraria del castello esposta ad est è rivestita integralmente di edera.
In origine (1920 ca.) un lungo asse centrale (fig. 4.4.4) perpendicolare al castello – per l'appunto viale Guglielmo Marconi - divide in due parti simmetriche di forma trapezoidale irregolare tutto l'appezzamento interessato dall'intervento. Altri percorsi secondari si dispongono perpendicolarmente al primo, distinguendosi gerarchicamente per minore ampiezza di sezione.
Il tridente viario e pedonale, prossimo al castello, è interrotto in prossimità del viale trasversale, ancora oggi in parte visibile dietro il plesso della scuola elementare, riprendendo il suo andamento pentapartito in basso e andando a convergere verso il punto d'intersezione naturale. Strade pedonali perimetrali circondano il giardino.

Oggi gli ulivi millenari dominano con le proprie masse la superficie del parco, di cui permane la fisionomia geometrica e austera del complesso e la sua importante funzione coreografica, se posta a confronto con la nobile e imponente mole della torre a 'mandorla' (fig. 4.4.5a, fig. 4.4.5b). Oggi il Parco ospita un piccolo viale botanico, molte essenze di macchia mediterranea, il cosiddetto Parco della rimembranza, dedicato ai caduti della prima Guerra Mondiale, viali profumati con rose rampicanti.
Si rileva altresì la presenza di conci lapidei di grande dimensione di presunta matrice messapica, componenti le mura megalitiche preclassiche allocate nella vicina via Brandi, scale in pietra 'gentile' locale, fontane originali in conglomerato cementizio non armato, piccoli totem e segna passo in pietra locale, scolpita a bassorilievo (fig. 4.4.6afig. 4.4.6b, fig. 4.4.6c).
Il parco è connotato dalla presenza di essenze arboree a basso e ad alto fusto: cipressi lungo i viali, querce uniformemente distribuite all’interno delle zone gerarchizzate, agave poste lungo i cigli dei viali, ulivi plurisecolari superstiti, roseti e piante a medio-basso fusto, piantate di lavanda e di essenze medicamentose e profumate.

Molteplici fotografie storiche (archivio fotografico privato di Giovanni Semeraro) descrivono la cura con la quale il parco era tenuto negli anni 1920-1938. Ancora oggi, il Parco versa in buone condizioni di conservazione, anche se necessita di alcuni interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, che a breve saranno cantierizzati (PECORARO 2014, fig. 4.4.7a, fig. 4.4.7b).

  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'
  • Il parco del castello e la villa comunale 'Salvatore Morelli'

 

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