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Il complesso organismo architettonico del castello Dentice di Frasso occupa quasi un quarto dell'intera superficie del borgo fortificato medievale (fig. 4.16).
Le sue imponenti masse murarie, fisicamente arroccate sulla roccia affiorante, hanno spesso garantito un rifugio sicuro agli abitanti, grazie alla sua particolare conformazione (fig. 4.17): bassa densità di aperture, esistenza di un fossato perimetrale e dotazione di eccellenti sistemi di avvistamento e di difesa (caditoie, feritoie, monofore omogeneamente distribuite, imponenza delle torri di avvistamento, poste strategicamente ai vertici della forma triangolare d'impianto, rapporti visivi d'incastellamento fra castello e torri territoriali sulla costa e nell'entroterra) (fig. 4.18) (ANDRIANI 1888; CAVALLO 1910; SCHETTINI 1955; DE VITA 1974; FILOMENA 1990).
Il castello è posizionato sul versante settentrionale del rione Terra e guarda verso Ostuni e la marina. In origine era composto da una piazza d'armi di forma triangolare irregolare e da una torre (forma quadrangolare), della quale ancora poco si è indagato dal punto di vista metrologico e tecnico-costruttivo (fig. 4.19afig. 4.19bfig. 4.19c). Nei secoli XIV-XVI il maniero viene ampliato sul versante orientale, aprendosi verso la città, con la costruzione delle due torri circolari angioine e dell'annesso sistema murario difensivo per tutto il borgo (fig. 4.20). Nei primi anni del Cinquecento la torre circolare a nord viene incamiciata nella nuova torre 'a mandorla', secondo lo stile e le esigenze tecnico-formali imposte dall'uso delle armi da polvere da sparo e secondo le innovative indicazioni progettuali pubblicate dall'architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini (fig. 4.21).

Il castello è ininterrottamente abitato nel corso dei secoli XVII-XIX. Alla morte di Giovannantonio Del Balzo Orsini, figlio di Maria d'Enghien, contessa di Lecce e signora di Carovigno, moglie del principe di Taranto, Raimondello del Balzo Orsini, il feudo viene acquisito dalla corona d'Aragona. Ma nel 1463 Ferdinando, re di Napoli, vende il feudo di Carovigno, che passa dalle mani di Bartolomeo de Ursinis (1464) a quelle dei Loffreda (1597); dei Caputo (1597), dei Serra (1619), dei Costaguto e Castaldi (1660); dei Granafei (1665); degli Imperiali di Francavilla Fontana (1732); dei Dentice di Frasso (dalla fine del XIX secolo alla seconda metà del XX secolo). Con l'Unità d'Italia (1861), Carovigno diviene Comune del distretto di Terra d'Otranto; in seguito della provincia di Lecce e di Brindisi (post 1927).
Nel seconda metà del Novecento il castello viene incamerato fra le proprietà della provincia di Brindisi, per tornare ad essere bene comune della città di Carovigno nel 2014.
Non approfondiremo in questa sede gli aspetti storico-critici riferiti al castello. Merita ricordare, però, quanto esso sia considerato esempio interessantissimo di maniero normanno pugliese, al pari di casi di studio altrettanto noti quali Castel del Monte (Andria – Bari), i manieri di Oria e Brindisi, Copertino, Gallipoli e Otranto (Lecce), Taranto.

Il castello di Carovigno è modificato a più riprese: in età sveva (torre quadrata del XIII secolo), poi angioina (torri circolari del XIV secolo), aragonese (torre lanceolata detta anche 'a mandorla' del XVI secolo), infine nei primi del Novecento su commissione del Principe Alfredo Dentice di Grasso, dal tecnico del Genio Civile di Lecce Gaetano Marschiczek (fig. 4.22a e fig. 4.22b).
L'attuale architettura si sviluppa su tre livelli, con un impianto di forma triangolare, i cui vertici sono occupati rispettivamente a nord dalla torre a mandorla (sec. XVI), ad est dalla torre circolare angioina (secc. XIV-XV) e a ovest da quella quadrata (secc. XIII-XIV). Un'elegante corte interna è stata ridisegnata negli anni 1906-1916, secondo il gusto dei revival neogotici dell'epoca. Il cortile è oggi ombreggiato da alberi di platano e da palme centenari, degni di conservazione.
Il piano interrato accoglie sette grandi ambienti adibiti un tempo a deposito, neviere, cantine e carceri e sviluppati per tutta la superficie del maniero, anche al di sotto del cortile. Oggi una sua ala seminterrata, un tempo occupata dalla gendarmeria, ospita la Mostra permanente delle tradizioni popolari.
Al piano terra sono posti ambienti voltati a botte, di ampie dimensioni e spesso comunicanti fra loro. Erano un tempo stalle, depositi e ambienti impiegati nel Novecento per l'insegnamento e la produzione di pregiati tessuti in lana. Garage, stanze da letto e un cortile secondario privato, addossati sul versante orientale, completano il disegno planimetrico del piano terra. Attualmente il piano terra è sede del Consorzio di Torre Guaceto, di alcune associazioni culturali cittadine e della Biblioteca.
Al primo livello si accede per il tramite di una scala lapidea neogotica di rappresentanza; quindi da qui si snodano, in sequenza, ambienti quadrati o rettangolari, sale di rappresentanza, saloni, sale da biliardo, sale per i servizi igienici. Nella nuova ala, ampliata dal Principe Alfredo Dentice di Frasso nei primi anni del Novecento, altre stanze da letto. Dai saloni si accede sulle terrazze, che a loro volta si affacciano sia sul cortile interno, per mezzo di altane in stile neogotico e neorinascimentale, sia verso il sovrappasso che conduce alla chiesa di Sant'Anna.
Dalla terrazza si gode di uno splendido panorama, che spazia dal porto di Villanova alla marina di Tuturano, al colle di Ceglie Messapica e di Oria, alla piana brindisina.

Enzo Filomena, diligente studioso locale, ha dedicato la sua vita alla pubblicazione di preziosi documenti dell’archivio privato Dentice di Frasso e di quello della Curia di Ostuni, oltre che inediti dati di cronaca, oggi di difficile reperimento. Queste fonti storiche indirette, affiancate da quelle dirette e materiali, prodotte dai maestri scalpellini e degli artigiani, che a diverso titolo hanno contribuito a conferire al castello la facies attuale, aiutano a comprendere il senso storico, artistico, sociale e culturale di Carovigno nel tempo.
Vero è anche, però, che lo studio delle tecniche costruttive murarie, dei sistemi voltati stellari compositi, delle originali fattezze dell'organismo architettonico, stravolto dagli interventi in stile del Novecento, potranno nel futuro meglio chiarirci le origini e gli sviluppi formali e funzionali del castello normanno e dell'intero borgo fortificato.
Oggi il castello è un organismo vivo; è sede operativa del Consorzio di Torre Guaceto, ospitare eventi culturali, cene di gala, feste cittadine e mostre di arte contemporanea. Il turista che si affaccia per la prima volta nel cortile del castello, può fruire del servizio offerto dalle guide esperte.
Al contempo il cortile del castello fornisce al cittadino riparo dal vento gelido di tramontana e dalla calura estiva, entro la cinta muraria e all’ombra dei platani centenari.

Il castello di Carovigno è fisicamente connesso con le mura difensive della città, fondate nel XIV secolo forse sulle fondamenta del tracciato murario messapico, a protezione del rione Terra.
Attualmente, un tratto superstite di mura urbane angioine, lungo circa 100 metri, è visibili in via del Prete (fig. 4.23).
Quattro porte urbane, di differente epoca e tipologia, interrompono la continuità muraria delle strutture difensive angioine e aragonesi: la posterla a sesto acuto su via Del Prete, prospiciente la torre circolare (fig. 4.24a, fig. 4.24b, fig. 4.24c); l'articolata porta cinquecentesca detta gli 'archi Del Prete' (fig. 4.25a, fig. 4.25b), sotto l'omonimo palazzo, in via Archi Del Prete; la porta Sant'Anna (XVI secolo) adiacente l'omonima chiesa, realizzata-ricostruita in stile neorinascimentale nel Novecento (fig. 4.26), quale sovrappasso fra l'ala occidentale del castello e l'aula liturgica; la porta Brindisi (XVI secolo), interessantissimo esempio di architettura aragonese, posta in aderenza alla torre quadrata e parallela alla primitiva porta angioina, arretrata rispetto la prima e a sesto acuto (fig. 4.27afig. 4.27bfig. 4.27c).

Anche le torri superstiti intra moenia sono quattro di cui tre circolari, due quadrate ed una lanceolata (secc. XIV-XVI, fig. 4.28). La tecnica costruttiva muraria impiegata denuncia origini, geometria ed epoca di costruzione: con sottocantieri caotici quella trecentesca; a filari regolari a giunti sfalsati con conci trattati a bugnato, per la torre cinquecentesca (PECORARO 2005, fig. 4.29a, fig. 4.29b).
Esse dialogano con quelle della marina, spesso citate in documenti degli archivi storici locali (A.S.C., A.S.C.O., PACELLI 1803, fig. 4.30).
Pur manifestando tipologia edilizia e dimensioni differenti, Torre Santa Sabina (XII-XVI secolo), Torre Guaceto (1563-1567) e i posti marittimi (piccoli approdi) di Pantanosciani; Specchiolla, 'la lamia', costituiscono strutture architettoniche nate per fornire servizio di guardiania e avvistamento lungo la battigia. Le torri costiere sono ubicate tutte sottocosta, lungo l'antico tracciato della via Traiana. Assecondando le regole medievali dettate dai processi d'incastellamento, esse dialogano con altre torri situate nell'entroterra, come ad esempio Torre Regina Giovanna (sec. XV), Torre Serranova (secc. XIV-XVII), Torre Morgicchio (sec. XVII), Torre de li frascinari (secoli XIV, XVI), Torre di Giannotti (1678) (fig. 4.31a, fig. 4.31b). Pertanto, il complesso sistema difensivo territoriale, composto da castello, borgo fortificato, torri costiere di avvistamento, torri di controllo dell'entroterra, testimonia l'eccellente organizzazione difensiva di quest'area nel brindisino, appetibile per la presenza di eccellenti acque sorgive, di prodotti agricoli e di olio lampante, il petrolio dell'antichità.

  • Il castello, le mura, le torri
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