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Un popolo erede di un ricco patrimonio storico-culturale deve conoscere e applicare i principi alla base di una corretta conservazione dei propri tesori, anche in funzione di futuri sviluppi economico-territoriali. Nel seguito se ne offre un breve richiamo, in linea con gli attuali orientamenti della disciplina del restauro (BRANDI 1963; CARBONARA 1996-2010). Un appropriato intervento di restauro deve rispettare i seguenti principi:

a) la compatibilità;
b) la reversibilità;
c) il minimo intervento;
d) la notorietà dell'intervento sulla preesistenza.

Ogni intervento di 'restauro' modifica la preesistenza. Il restauro di un parco comunale, l'edificazione di una villa in un'area adibita a pascolo o nei pressi di un bosco, di una lama, di una cripta in grotta; l'abbattimento di un muretto a secco secolare, l'espianto di un ulivo millenario, costituiscono attività che cancellano del tutto o in parte il patrimonio naturalistico e di storia dell'arte che abbiamo ereditato dalla storia.
Azioni di tale natura richiedono, pertanto, una propedeutica riflessione sui metodi, sulle quantità, sulle tecniche di restauro che ogni progetto impone.

Ad esempio, se su un monumento di arte e di natura può essere ammessa una "aggiunta", bisogna al contrario cercare sempre di evitare rimozioni-rimodellamenti-rifacimenti della materia antica di cui si compone ogni opera d'arte, poiché queste azioni apportano una modifica irreversibile (BRANDI 1963; CARBONARA 1966).
Non è questa la sede per sviluppare un trattato sui temi del restauro scientificamente inteso, ma vale la pena suggerire buoni orientamenti che, se condivisi e adottati coscienziosamente, potranno nel futuro garantire la 'conservazione integrata' del patrimonio culturale locale.

Tale conoscenza appare utilissima, oltre che necessaria, sia come proposta metodologica, sia come quadro disciplinare di riferimento e d'indirizzo progettuale, per coordinare, pianificare, normalizzare, controllare, censire, monitorare e, se opportuno, correggere e sanzionare qualsivoglia improprio intervento sulla preesistenza. "Devo conoscere se voglio conservare". L'obiettivo di tale approccio è quello mantenere integra l'autenticità della materia antica, il suo "aspetto", per dirla con Cesare Brandi, senza cancellare il passaggio del tempo sulla sua superficie, la cosiddetta patina.

Si specifica nel seguito il contenuto dei quattro principi del restauro:
La Compatibilità: principio metodologico da applicare in ogni intervento di modifica della preesistenza, mediante scelte operative conciliabili con la chimica, la fisica, la meccanica dei materiali scelti; con "l'aspetto" estetico del bene architettonico e/o paesaggistico, con le tecniche di intervento prescelte rispetto quelle utilizzate in origine per realizzare il monumento.
Ad esempio: le malte cementizie sono incompatibili con la materia di cui si compone ogni muratura storica (terra, calce e coccio). Pertanto ne è vivamente sconsigliato l'impiego all'interno delle sezioni murarie storiche in pietra (fig. 4.6.1a, fig. 4.6.1b, fig. 4.6.1c).
La Reversibilità: principio che assicura la rimozione dell'intervento di restauro, a seguito della sua realizzazione, in qualunque momento, senza apportare danno alcuno alla materia originaria dell'opera d'arte.
Ad esempio: dovendo realizzare una passerella pedonale in area dunale, adotterò materiali e tecniche di montaggio reversibili in modo tale da poter rimuovere nel futuro ciò che ho aggiunto. (fig. 4.6.2).
Il Minimo intervento: complesso principio del restauro in base al quale è minimo quell'intervento che, nel rispetto materiale e formale e progettuale della preesistenza, garantisca il restauro critico-conservativo e il recupero funzionale del bene, senza mai prenderne il sopravvento formale, materiale, semantico.
Ad esempio: dovendo ricostruire una copertura su una struttura architettonica preesistente non andrò a sventrare con la dinamite le sezioni murarie originarie, al fine di inserirvi possenti pilastri in cls armato. Conterrò formalmente e quantitativamente l'inserimento del nuovo nell'antico. (fig. 4.6.3).
La Notorietà dell'intervento: ogni intervento sulla preesistenza deve essere condiviso mediante la sua pubblicizzazione e pubblicazione. Si deve documentare lo status ante e post intervento, divulgare i principi che hanno guidato le scelte compositivo-progettuali, sempre figlie di una riflessione nel merito della disciplina della Conservazione Integrata.
Questo principio si attua curando la pubblicazione degli esiti dei lavori di ricerca e di restauro, condividendo conoscenza anche attraverso i linguaggi e gli strumenti della contemporaneità (fig. 4.6.4).
La presente pubblicazione, affiancando il sito www.itineracarovigno.it, raggiunge questo obiettivo, contribuendo alla divulgazione delle ricerche storiche, archivistiche, e di rilievo diretto su supporto cartaceo e online.

  • Per una corretta conservazione dei beni culturali
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